CAPITOLO III
L’ATTESO MESSIA

Il filone principale del Giudaismo ha sempre accettato l’autenticità della Tenach ossia del Vecchio Testamento, fino ai tempi moderni. Il Nuovo Patto soddisfa ogni criterio per la valutazione della verità del Vecchio Testamento. Comunque l’autenticità del Nuovo Patto dipende anche dalla validità dell’ipotesi che il falegname della Galilea era infatti l’atteso Messia. Sicuramente il Signor Iddio deve aver dato all’umanità un mezzo per identificare il Messia e infatti il Signore ha dato questo mezzo: questo mezzo è l’avverarsi delle profezie. Certamente non si può trovare nessun altra persona che abbia realizzato così completamente così tante profezie.

Per comprendere pienamente perché tanti Ebrei non riconobbero Yeshua come il Messia, bisogna considerare il Suo ambiente e il Suo tempo. L’occupazione romana di Israele era vista dalla popolazione come un’intrusione sul loro diritto di autogovernarsi.

Sebbene Roma concedesse qualche autonomia locale, il popolo ebraico desiderava un capo che fosse capace di opporsi agli oppressori o un rivoluzionario militare che ricacciasse le legioni romane. Questa era la speranza e l’aspettativa del popolo.

Fortunatamente per l’umanità il Signore non mandò questo tipo di Messia. Infatti ne avrebbe avuto dei benefici soltanto quell’unica generazione. Per esempio che significato potrebbe avere per noi oggi un tale Messia? Una vittoria sui Romani in che modo potrebbe aiutarci a risolvere i nostri problemi di oggi? No, il Messia doveva essere un capo morale. Doveva avere un valore significativo per tutte le generazioni. Quello che gli Ebrei non capirono era che il Signore Iddio aveva un piano per tutti i popoli e tutte le generazioni. Questa è sta la disputa fra gli uomini per oltre 20 secoli.

Osserviamo le qualifiche del probabile Messia. Il candidato avrebbe dovuto soddisfare certi requisiti genealogici specificati nel Vecchio Testamento. Il Messia doveva essere un discendente di Abramo. Nel libro della Genesi 22:18 è detto:

“E nella tua progenie saranno benedette le nazioni della terra; perché tu hai obbedito alla mia voce.”

Ma Abramo ebbe due figli, Ismaele e Isacco. La benedizione doveva venire attraverso Isacco.

“E Dio disse ad Abramo: Non ti dispiaccia questo per il fanciullo e la tua schiava; ascolta la parola di Sara in quanto ti dice, perché attraverso Isacco da te prenderà nome una stirpe.” (Genesi 21:12)

Isacco ebbe due figli. La Bibbia dice che la benedizione doveva continuare attraverso Giacobbe.

“ Io lo vedo, ma non ora, io lo contemplo ma non da vicino: Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele...Uno di Giacobbe dominerà i suoi nemici.” (Numeri 24: 17, 19)

Giacobbe ebbe dodici figli, così un’altra scelta dovette essere fatta dall’Onnipotente.
Delle dodici tribù quella di Giuda doveva essere quella della discendenza della promessa.

“ Non sarà tolto lo scettro da Giuda, nè il bastone del comando tra i suoi piedi, finché verrà colui al quale esso appartiene e a cui è dovuta l’obbedienza dei popoli.” (Genesi 49:10)

Tra le migliaia di famiglie della tribù di Giuda, si doveva fare un’altra scelta. Il Messia doveva venire da una famiglia che discendesse da Iesse, padre di Davide.

“ Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo Spirito del Signore....” (Isaia 11:1-2)

Secondo il Nuovo Patto, la gente considerò Yeshua “Figlio di Davide” e si riferiva a lui come tale. Infatti, a quel tempo ogni Ebreo poteva ricostruire la sua genealogia.

“Tutti gli Israeliti furono registrati per genealogia...” ( I Cronache 9:1)

I registri erano conservati nelle città (Neemia 7:5, 6). ( Esdra 2:1 ). E questi rappresentavano i titolari delle varie tenute e case. Immaginiamo quindi quanto fosse importante che le genealogie fossero esatte. Tali documenti furono mantenuti finchè i Romani distrussero Gerusalemme nell’anno 70 d. C.

Dopo di allora nessuno poté più reclamare di essere il Messia dato che non poteva più essere provato con certezza che i requisiti genealogici erano rispettati.
C’era anche un altro importante requisito circa la discendenza del Messia. Doveva nascere da una vergine.

“ Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio che chiamerà Emanuele ( Dio è con noi ). Egli mangerà panna e miele finché non avrà imparato a rigettare il male e a scegliere il bene.“ (Isaia 7:14-15).

La parola originale per giovane donna, in lingua ebraica, è “alma” . Secondo la moderna linguistica può venir tradotta sia con “giovane fanciulla” che con “vergine”.

Intorno a questa profezia e alla sua traduzione è sorta una controversia di proporzioni tali che forse è interessante vedere come la parola “ alma” era tradotta più di un secolo prima del tempo di Yeshua. Nel secondo secolo a. C. gli studiosi Ebrei fecero circa 70 traduzioni delle Scritture in altrettanti dialetti comuni fra le popolazioni . A quel tempo “ alma” veniva tradotta in greco con la parola “parthenos” che ha soltanto un significato “vergine”. Se l’interpretazione avesse richiesto semplicemente “donna di giovane età “ si sarebbero potute usare numerose altre parole greche. Inoltre tutti i riferimenti biblici alla parola “alma” vengono tradotti con “vergine”.

Quando si considera l’universo e la sua complessità, perché si dovrebbe mettere in discussione la capacità di Dio di creare un bambino da una vergine? Inoltre che cos’è mai una nascita insolita in confronto alla divina creazione dell’uomo? L’uomo ha occhi che vedono meglio di qualsiasi macchina fotografica, l’uomo ha un cervello così complesso che ci vorrebbero un migliaio di centrali telefoniche, ognuna tanto grande da poter controllare il traffico telefonico di New York, per uguagliare la sua complessità.

E ci vorrebbe tutta l’energia generata dalle Cascate del Niagara per raffreddarne il calcolatore elettronico. E ci vorrebbe una costruzione grande quanto l’Empire State Building per alloggiare tutte queste apparecchiature. Ma anche se un simile calcolatore esistesse, se non fosse stato programmato da un cervello umano, non potrebbe prendere neanche le decisioni più semplici.

Dio ha creato un corpo con molte migliaia di metri di vasi sanguigni e di capillari, eppure il sangue passa attraverso il sistema in pochi secondi. Tutto il corpo umano è qualcosa di più di quanto potrebbe capitare per caso. Quando si riflette su questi dati di fatto e si afferma che il Signor Iddio non poteva produrre un concepimento soprannaturale non si è né scientifici è razionali.

Per aiutare maggiormente ad identificare il Messia è dato anche il Suo luogo di nascita:

“E tu, Betlemme di Efrata, sebbene cosi piccola per essere fra i capoluoghi di Giuda, da te uscirà colui che deve essere il dominatore in Israele; le sue origini sono dall'antichità, dai giorni più remoti.” (Michea 5:1)

Fra tutti i continenti ne fu scelto uno, l'Asia; fra tutti gli stati ne fu scelto uno, Canaan. Tutte le loro province furono scartate tranne la Giudea. Solo la città di Betlemme fu designata. Era un piccolo villaggio con meno di mille abitanti. In questo piccolo villaggio Si allevavano agnelli sacrificali per la Pasqua. L'eccezionale nascita che doveva aver luogo a Betlemme è verificabile storicamente.

Sir William Rainsay nel 1923 scoprì un'iscrizione su un tempio romano in Turchia che descriveva una grande tassazione ordinata circa quattro anni prima della nascita del Messia. Si richiedeva a tutti gli Ebrei di andare nelle regioni in cui i loro antenati avevano dei possedimenti di terra. Gli Ebrei però si risentirono per questa speciale tassazione. Presentarono delle proteste a Roma, perché il governatore locale non aveva l'autorità di dirimere le controversie. In quei tempi le comunicazioni e i mezzi per viaggiare andavano a passo di lumaca e gli esattori venivano rallentati oltre che dalle distanze anche dalle prolungate proteste degli Ebrei. La Provvidenza provvide quel tanto che era necessario per permettere a Miriam (Maria) di partorire il suo bambino a Betlemme in ossequio alla profezia. A quel tempo Betlemme era conosciuta come la città di Davide. I suoi cittadini erano in ansiosa attesa del Messia poiché il tempo della sua venuta era stato predetto dalle Scritture del Vecchio Testamento.

Il profeta Daniele indicava che il Messia sarebbe arrivato prima della distruzione del Tempio del 70 d. C. Daniele al Cap. 9:25 dice:

“Sappi e intendi bene, da quando usci la parola sul ritorno e la ricostruzione di Gerusalemme fino a un principe consacrato vi saranno sette settimane. Durante sessantadue settimane saranno restaurati, riedificati piazze e fossati, ma in tempi angosciosi. Dopo sessantadue settimane un consacrato sarà soppresso senza colpa in lui e non ci sarà nessuno a succedergli e il popolo del principe che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine sarà come un'inondazione e fino alla fine guerra e desolazioni decretate."

Analizziamo la profezia in dettaglio: "Sappi e intendi bene, da quando usci la parola sul ritorno e la ricostruzione di Gerusalemme." Questo ordine fu dato nel 445 a. C. e il re Artaserse lo portò a compimento nel ventesimo anno del suo regno. A questo riguardo c'è un resoconto nel libro di Neemia 2:18, Dell'ordine di ricostruire e restaurare Gerusalemme fino al "Principe consacrato" si suppone che ci fosse un particolare periodo di tempo.

Il termine consacrato che nella lingua originale è corrispondente al vocabolo "unto" (data l'usanza di ungere il capo di quelli scelti per servizi di culto) corrisponde alla parola ebraica Messia, e la parola "Principe" sta per Israele. Così per chi leggeva nelle lingue originali era sempre chiara l'allusione alla venuta del Messia di Israele. Dall'emanazione di questo ordine, il tempo trascorso fino al Messia sarebbe di sette settimane più altre sessantadue settimane. Fu emanato nel 445 a. C. quindi da allora fino all'arrivo del Messia sarebbero in tutto 69 settimane.

La parola settimana nelle Scritture corrisponde alla parola ebraica per il numero "sette". Si potrebbe anche tradurre con il significato che ogni settimana copre un periodo di sette anni. In Genesi Si trova che Giacobbe lavorò per suo zio Laban per una settimana, per ottenere in moglie Rachele. Però il contesto indica chiaramente che la parola ebraica si riferisce a sette anni piuttosto che a sette giorni. Quel che Daniele diceva era che dal tempo in cui questo ordine fu emanato fino a quando il Messia sarebbe apparso in Israele, sarebbe passato un periodo di 69 settimane di anni (cioè periodi di sette anni), vale a dire un totale di 483 anni. Se si contano questi anni, 483, dal momento dell'ordine di ricostruire Gerusalemme fino all'arrivo del Messia, Si raggiunge l'anno 38 d.C., ossia sottraendo da 483 i 445 anni precedenti la venuta di Cristo (questi calcoli sono già ufficialmente usati in tutti i libri di storia. n. d. t.) si raggiunge l'anno 38 d. C.

Il calendario di Daniele era un po' differente dal nostro. Egli usava il calendario biblico che è di cinque giorni all'anno più breve del nostro calendario moderno. Moltiplicando questa differenza di cinque giorni all'anno per il numero degli anni in questione, cioè 483, si vede che Daniele aveva circa sei anni in meno, per cui correggendo le date si ottiene l'anno 32 d. C. quando, secondo quanto scrive Daniele al Capitolo 9:25-26, il Principe consacrato sarebbe stato soppresso. Ponetevi allora questa domanda: c'è forse qualcuno di cui ho sentito parlare che verso il 32 d. C. morì per i peccati del mondo?

Se ci fosse ancora qualche dubbio esaminiamo l'ultima parte del verso 26: "E il popolo del principe che verrà distruggerà la città e il santuario." Anche se questi versi sembrano oscuri si può interpretare che il Messia doveva venire e morire prima della distruzione del Tempio.

Anche molti degli eventi della vita del Messia erano stati predetti. Egli doveva essere preceduto da un precursore. Nel libro di Malachia 3:1 si legge:

"Ecco io manderò un mio messaggero a preparare la via davanti a me."

E di lui era stato anche detto che sarebbe stato consacrato (unto) con lo Spirito di Dio. Così il Salmo 45:8:

"…il tuo Dio ti ha consacrato con olio di letizia a preferenza dei tuoi eguali."

E similmente Isaia 11:2:

"Su di lui si poserà lo spirito del Signore."

Si sapeva anche che il Messia doveva essere rimproverato e rifiutato dai suoi fratelli Ebrei. Doveva essere odiato sia dai Romani che dagli Ebrei. Il Salmo 69:10 dice:

"... ricadono su di me gli oltraggi di chi ti insulta."

E ancora al verso 9 sempre del Salmo 69:

'"Sono un estraneo per i miei fratelli, un forestiero per i figli di mia madre."

E ancora al verso 5:

"Più numerosi dei capelli del mio capo sono coloro che ml odiano senza ragione."

In Isaia 49:7 leggiamo:

"Dice il Signore, il Redentore di Israele, il suo Santo, a colui la cui vita è disprezzata, al reietto delle nazioni."

E ancora nel Salmo 118:22:

"La pietra scartata dai costruttori è divenuta testata d'angolo."

Si sapeva che il Messia doveva essere un autore di miracoli. Isaia 35:5,6 dice:

"Allora si apriranno gli occhi dei ciechi e si stureranno le orecchie dei sordi. Al1ora lo zoppo salterà come un cervo griderà di gioia la lingua del muto."

Ed era stato anche predetto che il Messia doveva essere percosso come si legge in Michea 4:14:

"Con la verga percuoteranno sulla guancia il giudice d'Israele."

E ancora Isaia 50:6 predice:

"Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che ml strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi."

Eppure il Messia doveva essere mite e senza violenza. Isaia 53:9 parla del Suo carattere:

"… sebbene non avesse commesso violenza né vi fosse inganno nella sua bocca."

E similmente Isaia 42:2 profetizza:

"Non griderà né alzerà il tono, non farà udire in piazza la sua voce."

Il Salmo 22, scritto circa 1000 anni prima di Cristo dice che cosa avrebbe detto il Messia durante la crocifissione:

"Dio mio, Dio mio, perché ml hai abbandonato? ... Mi scherniscono quelli che mi vedono ... Come acqua sono versato, sono slogate tutte le mie ossa. Il mio cuore è come cera, si fonde in mezzo alle mie viscere. È arido come un coccio il mio palato, la mia lingua si è incollata alla gola, su polvere di morte mi hai deposto. Un branco di cani mi circonda, mi assedia una banda di malvagi; hanno forato le mie mani e i miei piedi ... sul mio vestito gettano la sorte."

Di solito la morte per crocifissione arriva dopo molte ore, per accelerare la fine ed abbreviare le sofferenze, l'osso del fianco della vittima viene spezzato. Yeshua morì dopo aver sofferto circa sei ore. Per verificare se fosse morto un soldato romano gli 1anciò una freccia nel fianco. Quando fu assodato che era già morto non ci fu bisogno di rompergli l'osso. Questo faceva avverare il verso 12:46 dell'Esodo in cui è detto:

"... non ne spezzerete alcun osso"

e anche il Salmo 34:21:

"Preserva tutte le sue ossa, neppure uno sarà spezzato."

E strano a dirsi la crocifissione non sarebbe stata adottata come pena di morte che centinaia di anni dopo che questo salmo fu scritto.

Esistono anche varie altre profezie specifiche pronunciate centinaia di anni prima che si verificassero. Le Scritture parlano di qualcuno che doveva essere tradito da un amico e venduto per trenta pezzi d'argento e questo denaro doveva essere gettato nel campo del vasaio o cimitero del poveri. Zaccaria al Capitolo 11:12, 13 dice:

"Se vi pare giusto datemi la mia paga, se no lasciate stare. Essi allora pesarono trenta scicli d'argento come mia paga ... getta questa bella somma con cui sono stato valutato da loro... io presi i trenta scicli d'argento e li gettai nel tesoro della casa dell'Eterno.”

Il Salmo 40:10 dice:

”Anche l'amico in cui confidavo anche lui che mangiava il mio pane, alza contro di me il suo calcagno.”

Questo è esattamente quello che Giuda Iscariota fece dopo aver preso il denaro per denunciare Yeshua.

Il Messia doveva essere trafitto:

"Guarderanno a colui che hanno trafitto e faranno lutto come si fa il lutto per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito." (Zaccaria 12:10).

Ci sono moltissime altre profezie nel Vecchio Testamento che predicono eventi particolari. Fra le tante, il Capitolo 53 di Isaia è senza dubbio la più convincente rivelazione di Dio per quanto concerne il Messia e per come doveva essere. Il breve stralcio che segue dovrebbe risultare particolarmente chiaro:

“Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben conosce il patire, come uno davanti al quale ci si copre la faccia, era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima. Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato percosso da Dio e umiliato. Eg1i è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità: il castigo che ci dà salvezza si abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Noi tutti eravamo sperduti come un gregge, ognuno di noi seguiva la sua strada; il Signore fece ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non apri la sua bocca; era come un agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo; chi si affligge per la sua sorte? Sì, fu eliminato dalla terra dei viventi, per l'iniquità del mio popolo fu percosso a morte. Gli si diede sepoltura con gli empi, ma nella sua morte egli è stato coi ricchi, perché non aveva commesso violenze, ne v'era stata frode nella sua bocca ...”

Molti Ebrei sono cosi sorpresi dopo la lettura di questo capitolo che si rivolgono ai loro Rabbini per avere spiegazioni. Di solito i Rabbini commentano che il capitolo si riferisce ad un'epoca Messianica piuttosto che ad un individuo. Forse sarebbe meglio che riconsiderassero la loro interpretazione. Non è possibile che Isaia si riferisse in questo capitolo 53 ad un'epoca Messianica. Il pronome personale usato al maschile singolare in tutto il capitolo non giustifica la sostituzione con “epoca Messianica”. Cosi facendo il verso cinque verrebbe a significare che l'epoca Messianica fu trafitta per le nostre trasgressioni. L'epoca Messianica fu ferita per le nostre iniquità. Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto sull'epoca Messianica e con le ferite dell'epoca Messianica le nostre malattie (o i nostri mali) sono sanate. Questo verso deve necessariamente riferirsi ad una persona. Non avrebbe senso parlare di castigo e ferite di un'epoca Messianica.

Similmente il pronome personale maschile singolare non può essere riferito al popolo ebraico né ad alcuno dei profeti. Il sesto verso dice: "il Signore ha fatto sì che le cattiverie di noi tutti ricadessero su di Lui." Gli Ebrei non possono aver fatto un atto di espiazione per il mondo intero, solo il Messia lo ha fatto. Il settimo verso dice: "... era come un agnello condotto al macello, come una pecora muta di fronte ai suoi tosatori. Cosi egli non aprì bocca." Il popolo ebraico pur avendo sofferto molto non è stato proprio silenzioso, né, giustamente, si è assoggettato alle persecuzioni.

La festa ebraica di Channucchà, ogni anno commemora la ribellione degli Ebrei contro il re pagano Antioco Epifane nel 165 a. C. Anche recentemente nel 1967 durante la guerra dei Sei giorni gli Ebrei non soffrirono del tutto in silenzio.

Il verso 8 del capitolo 53 di Isaia dice che “Egli fu eliminato dalla terra dei vivi" e poi aggiunge che a causa delle colpe del "mio popolo" Egli fu colpito. Se il pronome si riferisse al popolo ebraico a chi dovrebbe riferirsi l'espressione "mio popolo"? Sembra esserci una contraddizione se si segue quella linea di pensiero.

Il nono verso dice che "Egli non aveva commesso violenze nè v'era stata frode nella sua bocca." L'umanità commette violenze e dice menzogne. È innegabile! Secondo lo stesso profeta Isaia, dicono menzogne anche gli Ebrei. Al capitolo 6:5 Isaia dice:

"Ohimè! Io sono perduto perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito..."

La parola Israele non può sostituire il pronome "Egli"; Israele non è stato senza peccato. Per esempio, quando Mosè era sul monte a ricevere i Dieci Comandamenti, che cosa facevano gli Ebrei? Stavano facendo un vitello d'oro per venerarlo. Quando Mosè discese dal monte e parlò con suo fratello Aronne, venne a sapere che il popolo si era stancato di aspettare e si annoiava, per questo gli avevano chiesto di edificare il vitello d'oro. Israele non era proprio senza peccato!

Ci sono altri esempi in cui le Scritture rappresentano il popolo colpevole. Il libro di Osea paragona addirittura l'antico popolo di. Israele ad una moglie adultera. Quasi ad ogni passo nelle Scritture del Vecchio Testamento Si può riscontrare la colpevolezza di Israele. La profezia di Isaia quindi non può essere riferita al popolo ebraico.

Solo negli ultimi tempi, con l'avvento del Giudaismo riformato, i Rabbini hanno cercato di applicare ad una utopistica epoca Messianica il capitolo 53 di Isaia perché secondo loro il mondo dovrebbe divenire sempre migliore.

Ma nei secoli precedenti i Rabbini avevano unanimamente accettato che Isaia 53 parla del Messia. Nel XVI secolo il Rabbino Aichek disse di Isaia: "I nostri Rabbini sono d'accordo nell'affermare che il profeta parla del Re Messia." Mosè Maimonide che scrisse i 13 articoli della fede ebraica, disse: "Io credo con fede perfetta nella venuta del Messia." E gli Ebrei ortodossi ci credono ancora. Non c'è sufficiente evidenza in tutto questo per convincere chiunque che in queste profezie, obiettivamente c'è qualcosa di più che semplici coincidenze? Come mai allora i Farisei non compresero la venuta di Yeshua e non Lo riconobbero? Eppure loro dovevano essere edotti in questioni scritturali.

Come abbiamo già visto, il capitolo 53 di Isaia dice che il vero Messia doveva essere reietto dagli uomini. È anche messo in evidenza che Egli doveva essere la pietra che i costruttori avrebbero rifiutato (Salmo 118:22). Se tutto il popolo ebraico di quel tempo lo avesse accettato, Egli non avrebbe in realtà soddisfatto il criterio contenuto in questo Salmo, non essendo reietto. Inoltre la comunità dei Rabbini, i dotti, del tempo non riconobbero che il Vecchio Testamento parlava anche di una seconda venuta del Messia. Essi partivano dall'assunto the Egli sarebbe venuto una volta, li avrebbe liberati dalle loro difficoltà politiche e tutto sarebbe finito e sistemato. Non pensarono neanche che alcune delle profezie si riferivano a qualcuno che sarebbe venuto in umiltà e altre suggerivano una Seconda Venuta quando sarebbe apparso come Re dei Re e Principe dei Principi. Dato che i dotti si aspettavano un capo politico o militare, essi dettero maggiore enfasi a quelle profezie che riguardavano la Sua capacità di sconfiggere i nemici di Israele e instaurare un regno di pace.

“In quel giorno il Signore farà da scudo agli abitanti di Gerusalemme; e chi tra di loro vacilla diverrà come Davide e la casa di Davide come Dio, come l'angelo del Signore davanti a loro. In quel giorno io mi impegnerò a distruggere tutte le genti che verranno contro Gerusalemme. (Zaccaria 12:8-9)

"Il Signore uscirà a combattere contro queste nazioni, come quando combatte nel giorno della battaglia." (Zaccaria 14:3)

Guardando in retrospettiva si può vedere che Iddio indicava che il Messia sarebbe apparso sulla terra due volte. La prima apparizione era per riconciliare gli uomini a sè e provvedere il necessario sacrificio. Questo era necessario perché l'uomo potesse venire a trovarsi nel giusto rapporto con Dio. La Seconda Venuta si sarebbe verificata successivamente quando Yeshua apparirà come Re dei Re.

Yeshua aveva dato prova di essere degno di grande ammirazione poiché si era sottomesso ad un sacrificio sebbene non avesse fatto nulla di male. Il Suo sangue perfettamente puro fu versato per il bene di tutta l'umanità. Cosi veniva a pagare il riscatto che Dio aveva richiesto per l'espiazione e purificazione dell'anima, come si legge nel Levitico al Capitolo 17:11:

"... perché il sangue è quello che fa l'espiazione..."

Da cui si deduce che l'umanità può ricevere il perdono (espiare) solo per mezzo di un sacrificio di sangue innocente per cancellare i delitti contro Dio che tutta l'umanità commette. In questo modo, per quanto possa sembrare incredibile, tutti coloro che credono che il sacrificio di Yeshua fu fatto anche per loro, possono essere sicuri che il Signore Iddio registrerà nel Suo libro mastro questo atto di fede come sacrificio per scontare i peccati. Il credere nella Parola di Dio a questo riguardo ha valore per il computo delle opere degne, giuste, morali che ci riscattano, come fu per Abramo. Egli credette nel Signore che glielo accreditò come giustizia (Genesi 15:6).

Esattamente come ad Abramo fu concesso di tornare ad un sano rapporto con Dio (ecco la posizione morale di Abramo) per il fatto che ebbe fede nella Sua Parola, cosi è anche per noi quando crediamo nella Parola di Dio. Nel caso che stiamo analizzando, la Sua Parola dice che il sacrificio del puro sangue del Messia riconcilia l'umanità con il suo creatore.

Non è meraviglioso? Il Signor Iddio fornisce il sistema, la spiegazione di come funziona e fornisce anche il sacrificio richiesto. Egli secondo i casi dà anche la misura di fede necessaria per accettare il tutto. Ed Egli fa ciò anche se gli uomini non hanno mostrato di meritarlo.

Come già ricordato il Messia nacque da un concepimento fuori del comune. Il corpo di una donna fu ingermato (fertilizzato), impregnato dallo Spirito di Dio. Ecco la ragione per la quale il Messia può essere considerato perfettamente puro, innocente e giusto. Lo Spirito Santo, in ebraico "Ruach ha Kodesh," dentro di Lui Gli fece vedere il mondo attraverso gli occhi di. Dio. In effetti Egli era il prototipo di un nuovo essere umano: l'Uomo-Dio. Era necessario che Yeshua nascesse
dalla carne umana per identificarsi e capire le nostre difficoltà e i nostri dolori. Per mezzo della Sua morte e poi risiedendo in cielo alla destra del Padre, Egli ha fatto in modo di rimandarci il Suo stesso Spirito per confortarci e rimanere dentro di noi. In questo modo anche la nostra carne può essere impregnata, fertilizzata dallo Spirito di Dio, semplicemente pentendoci dei nostri peccati contro Dio, dichiarando di credere nel Messia e chiedendo che lo Spirito di Dio venga a risiedere nei nostri cuori. La Bibbia dice che questo è il modo per avere accesso al Dio dell'universo. Non c'è mai stato un caso in cui, fatto tutto ciò con sincerità, non si sia verificato il risultato predetto. Ecco qui di seguito un esempio di preghiera per coloro che non sono in rapporto personale con il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe.

"Signore Iddio caro, confesso che ho grandemente peccato contro di te, e sono veramente spiacente per questo, Messia, per favore vieni nel mio cuore e nella mia vita e purificami con il tuo sangue di espiazione. Grazie per voler fare ciò mantenendo la tua Parola. Farò tutto quello che vuoi che io faccia ... con il tuo aiuto. Sono veramente sincero, Signore. Onore e gloria al tuo nome. Amen.

Se si recita sinceramente questa preghiera, il Signore Iddio si rivelerà sempre di più. Egli ha promesso di entrare in noi se glielo chiediamo.

"Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato." (Gioele 3:5).

Qui c'è una promessa ben definita del Signore. Quindi chi è stato impregnato dallo Spirito del Signore è un uomo-Dio, (o donna-Dio) cioè con le Sue caratteristiche morali, che con il passare del tempo diventeranno sempre più conformi, somiglianti a quelle di Dio. Naturalmente non sarà possibile uguagliare completamente il Messia, in quanto la Sua vita fu veramente perfetta e nessun essere umano può essere così giusto e irreprensibile come Lui, ma per il Signor Iddio, nell'accettare il Suo sacrificio per fede, veniamo a renderci partecipi della Sua stessa natura e ci possiamo riscattare. Tutto questo è delucidato dal Nuovo Testamento per cui è consigliabile leggerlo anche per chiarirsi meglio il Vecchio Testamento. Con questa lettura abbinata ci si accorgerà che si viene ad avere una visione più ampia e comprensibile del sistema fornito dal Signore per la redenzione degli esseri umani. Provare per credere.

Anche al giorno d'oggi come 2000 anni fa solo quelli che sono superbi e pieni di orgoglio non si vogliono inchinare al Signore e perciò non possono vedere la Verità. È necessario pentirsi e sentirne il bisogno per vedere Dio. Quelli che sono soddisfatti di se stessi e pongono delle condizioni non avranno mai un rapporto personale con Dio. La questione centrale è sempre la stessa oggi come venti secoli fa.

Nessun altro uomo ha mai mostrato di essere così corrispondente alle profezie. È vero che la storia è piena di Ebrei con qualità di grandi capi. Possiamo ricordarne alcuni: il Rabbino Akiba, che venerò Bar-Cochba come la promessa "Stella di Giacobbe" e morì una morte da martire. Ci fu anche Mosè Mendelson, il quale viene ricordato come il padre del moderno Giudaismo. Karl Marx, il socialista e Theodore Herzl, padre del Sionismo. Furono tutti notevoli nella storia dell'Ebraismo cane tanti altri, troppi, per nominarli tutti. Eppure chi di loro potrebbe giustamente soddisfare la speranza del popolo ebraico, che da tanto tempo è in attesa di un Liberatore? Quale di questi uomini riaccende l'aspirazione verso Dio che da tempo si è sopita? Nessuno.

Le filosofie politiche non forniscono la soluzione. Dio ci ha detto che le soluzioni provengono dal credere in Lui. Yeshua è Colui del quale parlarono i profeti; Colui del quale scrisse Mosè. Egli è l'agnello di Dio. Egli prese su di sè la pena che doveva prendere l'umanità. Egli è il Principe della Pace; Egli è l'atteso Messia.

Sebbene la venuta del Messia soddisfacesse pienamente le profezie bibliche, la Sua venuta non era all'unisono con le idee preconcette e il desiderio di un capo politico o militare. E in più, le critiche di Yeshua verso i capi Farisei instaurarono uno scisma che ancora sussiste.

Per cercare di chiarire l'equivoco che persiste ormai da quasi duemila anni, è necessario esaminare cosa avvenne nei secoli immediatamente dopo l'avverarsi delle profezie citate. Per fugare i pregiudizi e le errate percezioni è necessario scavare dentro le loro radici.