IV
I PRIMORDI DELL’EBRAISMO MESSIANICO
L'inizio del conflitto tra la comunità Ebraico-Messianica e la comunità del Tempio Farisaico si fa risalire al al tempo in cui i Rabbini cominciarono a dettar legge con la loro influenza e con i loro commenti alla Torah (i libri ebraici contenenti la Legge mosaica n. d. t. ) raccolti nella Mishna (e in seguito ampliati nel Talmud, il testo caratteristico della cultura giudaica contenente in realtà opinioni di Rabbini su usanze e credenze del loro tempo ma spesso non troppo fedele alla Bibbia n. d. t. ). Ma fu così che spesso l'opinione dei Rabbini sostituì l'autorità del Vecchio Testamento. Per esempio una sezione della Mishna afferma che infrangere la Legge mosaica non è punibile, ma violare la legge dei saggi è punibile. Le maggiori controversie sorsero intorno al Messia per le contrastanti opinioni dei Farisei. I Farisei si domandavano se Yeshua avrebbe appoggiato il Giudaismo Farisaico e i loro commenti codificati nella Mishna. Il Nuovo Patto parla dei conflitti che si concentrarono intorno a simili controversie come le varie tradizioni e l'osservanza del Sabato (Sabbath). Il finale risultato di tutto questo discutere è condensato nel Discorso sulla Montagna dove Yeshua disse che solo l'individuo che è profondamente giusto, tanto da superare in giustizia anche i capi del Tempio, potrà entrare nel Regno di Dio. In effetti questo portava ad un rigetto del Giudaismo Farisaico.
L'opposizione del Messia al Farisaismo portò al rigetto di Lui da parte dei Farisei e infine alla Sua crocifissione. Tra il 30 e il 66 d.C. la storia dell'Ebraismo Messianico indica che si andava sviluppando la teologia del Nuovo Patto. Un punto chiave del Nuovo Patto era che la Legge di Mosè non era più di importanza basilare perché il Messia la portava a conclusione e di conseguenza l'umanità non deve più soffrire la condanna della morte spirituale causata dalla trasgressione di Adamo. La Legge non era più il mezzo con il quale Iddio amministrava la Sua autorità. La nuova dottrina asseriva che avendo fede in Yeshua si può godere di quel senso di giustizia che libera e avvicina a Dio. Da allora in poi i credenti potevano continuare ad osservare tutte le varie regole della Legge, ma non era più obbligatorio.
Alcuni Ebrei vollero fare un compromesso. Ossia mentre credevano in Yeshua continuarono ad osservare la Legge perché la ritenevano indispensabile per la salvazione; queste persone che erano intente a contraddire ciò che insegnava l'apostolo Paolo sulla salvazione divina che si può ottenere solo attraverso l'accettazione del Messia, erano conosciute come “Giudaizzanti”.
Sebbene la corrente principale dell'Ebraismo Messianico fosse d'accordo che la Legge mosaica non era più obbligatoria, molti continuarono a praticarla su base volontaria. Gli elementi Giudaizzanti però cercarono di rendere obbligatoria la Legge. Lo scenario cambiò un po’ tra il 66 e il 70 d.C., durante la prima rivolta degli Ebrei contro Roma.1 Poiché il conflitto divenne più intenso, gli Ebrei Messianici lasciarono il paese e si trasferirono oltre il Giordano. Ciò creò un divario ancora maggiore tra gli Ebrei credenti nel Messia e gli Ebrei non-cristiani. Nel 70 d.C. il Tempio fu distrutto.
Dopo la rivolta gli Ebrei Messianici tornarono nel paese e ristabilirono la loro comunità a Gerusalemme. Negli anni tra il 70 e il 132 d.C. si tennero molte discussioni tra i credenti. I Rabbini di allora definivano eretici gli Ebrei credenti nel Messia.
Poiché gli Ebrei Messianici consideravano la distruzione del Tempio come prova che il Messia aveva compiuto il finale sacrificio, ci fu un aumento notevole fra i loro seguaci con molti Ebrei che decisero di aggregarsi. Infine i Rabbini decisero di porre fine alle discussioni e proibirono ogni contatto con gli Ebrei Messianici. Gli Ebrei Messianici furono espulsi dalle sinagoghe. Solo più tardi essi furono espulsi anche dalla comunità.
La Rivolta di Bar-Cochba avvenne tra il 132 e il 135 d.C. Fu la seconda rivolta degli Ebrei contro il dominio romano. In seguito la natura della disputa mutò fra Ebrei credenti e la comunità degli Ebrei che seguivano i Rabbini. Poi vi fu un cambiamento radicale. Infatti così tanti furono i non-Ebrei che accettavano i principi Messianici, che il movimento divenne sempre più una religione dei Gentili. Questo segnò il rigetto del movimento Messianico come una forza in seno alla comunità ebraica.Durante il primo anno della rivolta gli Ebrei Messianici combatterono a fianco dei loro fratelli Ebrei, ma dopo un anno il Rabbino Akiba dichiarò che Bar-Cochba era il Messia degli Ebrei. Come conseguenza gli Ebrei credenti in Yeshua si ritirarono dalla rivolta; essi non potevano accettare altre idee e questo creò il definitivo separarsi delle due comunità ebraiche.
Per sedare la ribellione degli Ebrei fu allestita una armata di 50.000 uomini al comando di Vespasiano. Alla morte di Nerone, egli divenne Imperatore ed affidò la guerra a suo figlio Tito che nel 70 ottenne la vittoria assediando Gerusalemme e distruggendo il Tempio. È interessante notare l'ironia e l'incongruenza della posizione rabbinica. Spesso si asserisce che un Ebreo cessa di essere Ebreo quando crede che Yeshua è il Messia. Estendendo il ragionamento si potrebbe dire che anche il rabbino Akiba non era più Ebreo perché aveva accettato Bar-Cochba come il Messia. Eppure egli era uno dei più famosi Rabbini del Giudaismo Talmudico.
Quando la Rivolta di Bar-Cochba fu soffocata, la comunità Ebraica cominciò a riversare le sue frustrazioni contro la comunità degli Ebrei Messianici. Dapprima Gerusalemme divenne un assembramento di Gentili piuttosto che di Ebrei e quando la rivolta finì, l'Imperatore Adriano2 ricostruì Gerusalemme, e proibì agli Ebrei di entrarvi. E siccome per i Romani gli Ebrei Messianici erano sempre Ebrei, l'ingresso a Gerusalemme fu vietato anche a loro. Fu allora che i Gentili cominciarono a trasferirsi dentro la città. Da allora in poi i Cristiani di origine non-ebraica ebbero la prevalenza a Gerusalemme. Verso il 135 d.C. la Chiesa di Gerusalemme venne adibita al culto dei Gentili.
Il sovrapporsi di questo movimento dei Gentili giustifica agli occhi dei capi Ebrei tradizionalisti il loro desiderio di voler mettere delle sanzioni contro gli Ebrei Messianici.
In secondo luogo i Rabbini ordinarono che non ci doveva essere alcun contatto con gli Ebrei credenti nel Messia. Non si dovevano avere rapporti di affari con loro. I loro figli erano dichiarati illegittimi e non erano ammessi in nessuna scuola dove si insegnava un mestiere. Era proibito di servirsi delle prestazioni mediche degli Ebrei credenti. Insomma dovevano essere tenuti a distanza come dei traditori e rinnegati. Se si fossero trovati nel bisogno non si doveva dare loro alcun aiuto. Gli Ebrei tradizionalisti consideravano inadatti all'uso i cibi preparati dagli Ebrei Messianici; i loro libri furono considerati opere di stregoneria. E questi sono solo alcuni esempi dell'ostracismo sofferto dagli Ebrei Messianici.
Secondo il Midrash (i commenti dei Rabbini apposti alla Torah), tutti quelli che erano circoncisi non sarebbero andati all'inferno. Sorgeva quindi la domanda su quale sarebbe stata la sorte degli Ebrei Messianici visto che anche loro erano circoncisi. Con coerenza la postilla dichiarava che un angelo sarebbe sceso dal cielo a rimettere la pelle del prepuzio, così, in quelle condizioni, gli Ebrei Messianici non sarebbero potuti andare che all'inferno dove, ovviamente era inevitabile che dovessero finire, secondo gli ortodossi. Sempre secondo il famoso Rabbino Akiba, la testimonianza di un Ebreo Messianico non doveva essere accettata ed egli diceva persino che anche la lettura del Nuovo Patto avrebbe squalificato e reso impossibile l'accesso nel regno a venire a coloro che lo leggono.
Ci fu un terzo risultato della Rivolta di Bar-Cochba. Dal 135 al 200 d.C. gli Ebrei Messianici si trovarono di fronte ad uno schiacciante dilemma, talchè quando venivano espulsi dalla comunità ebraica tradizionale essi dovevano cercare di farcela da soli o dovevano cercare di farsi accettare dalle comunità non-ebraiche. Alcuni rinunciavano al loro modo di sentire e ritornavano nei ranghi di una vita ebraica più tradizionale. Con il nome di Nazareni furono conosciuti gli Ebrei che rimasero fedeli al loro credo in Yeshua. Per questo accettarono di essere espulsi e di continuare una esistenza isolata.
I Nazareni accettarono le dottrine di Paolo che affermavano che la legge Mosaica era diventata inoperante. Tuttavia riconoscevano il significato nazionale e culturale delle pratiche giudaiche. Anche quando molti dei Gentili accettarono il Messia, i Nazareni mantennero la loro fisionomia ebraica. La loro teologia era la stessa dei Gentili Cristiani. La distinzione non era basata quindi sulla teologia ma sulla nazionalità. Allora come anche adesso gli Ebrei volevano essere Ebrei. Sebbene continuassero a rispettare in parte la Legge Mosaica, i Nazareni non richiedevano ai Gentili di fare altrettanto. Così questa esistenza separata fu mantenuta per lealtà al loro popolo come pure il senso della nazionalità, nonostante l'espulsione dalla comunità ebraica. In sostanza questi Nazareni erano più o meno come gli Ebrei Messianici di oggi.
Un altro gruppo conosciuto con il nome di Ebioniti era considerato eretico dai credenti non-Ebrei. Essi cercarono di conciliare la fede nel Messia con certi elementi religiosi dell'Ebraismo che non era possibile far conciliare. Per far ciò gli Ebioniti dovettero negare la nascita dalla vergine e anche la natura divina del Messia. Gli Ebioniti credevano che Yeshua fosse semplicemente un uomo che aveva vissuto una vita perfetta e era stato capace di realizzare perfettamente la Legge. Per questo, dicevano, era divenuto il Messia degli Ebrei.
Gli Ebioniti accettavano solamente il vangelo di Matteo. Rigettavano completamente Paolo a causa della sua dottrina che non vincolava alla legge, mentre loro ponevano molta enfasi nel rispetto della Legge e nella necessità della circoncisione. Per celebrare i loro riti organizzarono le loro congregazioni, esaltarono Giacomo più di Paolo e infine seguirono una teologia distorta.
Nel frattempo i Gentili osservando queste discrepanze nell'ambito della comunità ebraica non sapevano bene come classificarli. Alcuni scrittori parlavano di loro come di Ebrei credenti nel Messia. I Cristiani li consideravano fedeli come loro stessi con un'unica distinzione e cioè che seguivano alcune delle usanze tradizionali ebraiche. Le condizioni in cui questo conflitto si presentava nel secondo secolo furono descritte dallo scrittore non-Ebreo Giustino. La difficoltà, precisò Giustino, si centrava su due punti principali: la persona del Messia e l'atteggiamento verso la Legge Mosaica. Il suo punto di vista rappresentava quello dei Gentili Cristiani più moderati nei confronti degli Ebrei credenti nel Messia di quel tempo. Ammetteva che gli Ebrei Messianici dovessero partecipare alle usanze ebraiche. L'unica cosa sulla quale Giustino obbiettava era che gli Ebrei Messianici rendessero tali usanze obbligatorie. Egli era contrario agli estremismi, infatti si oppose agli Ebioniti ma sostenne i Nazareni. In base alle loro caratteristiche Giustino formulò una classificazione degli Ebrei Messianici e li distinse in quattro gruppi:
- Ebrei credenti nel Messia, membri delle Chiese Gentili.
- Ebrei credenti nel Messia in segreto, membri delle Sinagoghe.
- Ebioniti che seguivano le tradizioni ebraiche e credevano che i Gentili dovessero rispettarle.
- Nazareni che seguivano le tradizioni ebraiche ma non le ritenevano obbligatorie.
Sebbene Gerusalemme fosse preclusa agli Ebrei Messianici, essi erano alquanto numerosi nel resto della Palestina, la terra già loro consacrata. C'erano almeno due villaggi composti interamente di Ebrei credenti nel Messia, e molte città ospitavano un gran numero di loro. Da molti documenti scritti risulta evidente che c'era un notevole numero di Ebrei Messianici sparsi per la Palestina nel secondo secolo. Anche allora come oggi era difficile per un Ebreo Messianico inserirsi in seno a una delle comunità già esistenti. Gli Ebrei tradizionalisti consideravano Gentili tutti quelli che credevano in Cristo. D'altro canto i Gentili non si sentivano a loro agio con gli Ebrei anche se Messianici. Insomma era veramente difficile per gli Ebrei Messianici trovare un ambiente in cui inserirsi.
Nel frattempo, dato che la Cristianità si diffondeva e si consolidava sempre più tra i Gentili, il conflitto tra credenti (nel Messia) Gentili ed Ebrei si acutizzò. La discussione si centrava essenzialmente su una questione: se permettere agli Ebrei Messianici di continuare certi riti ebraici. Una questione chiave sorse intorno al Giorno della Resurrezione e a quando dovesse essere celebrato. Allora non veniva chiamata Pasqua. I Gentili Cristiani cominciarono a spingere per una celebrazione sempre di Domenica; gli Ebrei Messianici erano in disaccordo. Essi ritenevano che si dovesse celebrare il giorno 14 del mese di Nissan come stabilisce la Bibbia. Nel 196 d.C. si tenne un concilio a Cesarea, ma nessun rappresentante Ebreo vi partecipò. Questo Concilio decretò che il Giorno della Resurrezione si doveva celebrare di Domenica. Gli Ebrei Messianici non si opposero alla Domenica poiché loro comunque avevano un servizio religioso domenicale. Infatti il Sabato andavano nella sinagoga e la Domenica si dedicavano ad un rito religioso fra di loro. La questione era se la Resurrezione del Messia, che oggi si celebra la Domenica di Pasqua doveva essere fissata seguendo il calendario e cioè partendo dal giorno 14 del mese di Nissan, che era il giorno in cui Yeshua stesso stava celebrando con i suoi apostoli la ricorrenza ebraica del passaggio del Mar Rosso, contare tre giorni, ed arrivare al mattino della Sua Resurrezione.
Quando gli Ebrei Messianici appresero la decisione del Concilio di Cesarea reagirono negativamente perché loro volevano continuare a celebrare la ricorrenza del passaggio del Mar Rosso che ritenevano essere stata fissata dal Signore Iddio stesso e quindi per loro anche più importante dell'osservanza del Sabato. Nel terzo secolo Gentili ed Ebrei cominciarono a separarsi a causa di questa divergenza sulla celebrazione del passaggio del Mar Rosso.
Il distacco divenne sempre più ampio poiché gli Ebrei Messianici continuavano ad aderire alla struttura della Legge Mosaica e ai suoi dettami come per la circoncisione e le restrizione dietetiche, tanto per fare due esempi.Quando i Gentili ottennero il sopravvento e la posizione degli Ebrei Messianici divenne meno aggressiva, le restrizioni dei Rabbini si affievolirono. Si insisteva ancora che la comunità ebraica tradizionalista non interagisse con i Messianici, ma nella seconda metà del secolo questo atteggiamento si mitigò un po'. Gli scritti rabbinici di quest'epoca indicano la presenza di dottori Ebrei Messianici che agli Ebrei ortodossi non era più fatta proibizione di consultare. I Nazareni erano ancora considerati degli apostati, ma entro certi limiti era permesso interagire con loro. Intanto i Gentili Cristiani cominciarono ad infiltrarsi in Giudea dalla costa. Sin dai tempi dell'invasione greca nel 300 a.C. tutta la costa della Palestina era stata essenzialmente di marca Gentile con chiese Gentili lungo tutta la piana costiera.
Il quarto secolo segnò la fine del movimento Messianico come tale. Gli scrittori di questo periodo tra cui Girolamo furono tutti ampiamente influenzati dagli Ebrei Messianici. Anche fra i capi dei Gentili c'era sempre un desiderio di consultare gli Ebrei credenti e esperti di questioni teologiche. Però gli Ebrei Messianici erano diventati un po' meno preparati teologicamente e non conoscevano più i testi sacri con la stessa profondità con cui un secolo prima erano conosciuti e venivano usati per convincere molte persone a credere nel Messia. Ma nel quarto secolo questo non accadeva più tanto frequentemente quanto era accaduto in precedenza. Dopo questo tempo gli Ebrei Messianici smisero praticamente di evangelizzare altri Ebrei. La comunità degli Ebrei credenti nel Messia cominciò ad assottigliarsi. Negli scritti dei Gentili Cristiani viene fatto riferimento agli Ebrei con un senso denigratorio “essi” in opposizione a noi. Durante il quarto secolo alcuni cominciarono persino ad insinuare che gli Ebrei Messianici non dovevano essere considerati Cristiani, e venivano considerati eretici per il fatto che osservavano le festività ebraiche.
Ovviamente l'Ebraismo Messianico fioriva nell'ambito delle Sinagoghe esistenti dove queste festività venivano celebrate. È difficile visualizzare come questo potesse verificarsi in un ambiente di Gentili anche se i Gentili Cristiani dovevano essere considerati la nuova nazione di Israele, attraverso la quale le benedizioni dovevano realizzarsi in senso spirituale per la Chiesa di Cristo. Ma essi consideravano i Nazareni degli stupidi poiché essi credevano che le profezie bibliche si sarebbero letteralmente compiute per la nazione ebraica originaria.
Le preoccupazioni degli Ebrei credenti erano praticamente sconosciute a una gran parte della Chiesa dei Gentili. Erano conosciute solamente nelle Chiese Gentili di quella zona che era chiamata Palestina. Nel 325 d.C. il Concilio di Nicea riportò l'enfasi sull'importanza di celebrare la Pasqua di Domenica. Nessuno dei vescovi che vi parteciparono era ebreo. Molti anni dopo nel concilio di Antiochia ci fu un'ulteriore presa di posizione. Fu stabilito che chiunque celebrasse il 14 di Nissan per la ricorrenza del Passaggio del Mar Rosso doveva essere radiato dalla comunità (scomunicato). Uno di quei padri della Chiesa criticava gli Ebrei Messianici che frequentavano le Sinagoghe durante le festività ebraiche, che osservavano il Sabato e praticavano la circoncisione. Questo fu il primo manifestarsi dell'antisemitismo nell'ambito della Chiesa Cristiana dei Gentili grazie a certi elementi con buone intenzioni, ma male informati.
Verso la fine del quinto secolo l'Ebraismo Messianico scomparve come movimento. Da quel momento in poi la storia del movimento è rappresentata soltanto da alcuni individui isolati che credevano nel Messia. Il movimento Messianico scomparve perché non aveva la forza di difendersi contro le pressioni che rappresentavano la maggioranza: il Giudaismo Rabbinico da un lato e la Cristianità dei Gentili dall'altro.
Per sedare la ribellione degli Ebrei fu allestita una armata di 50.000 uomini al comando di Vespasiano. Alla morte di Nerone, egli divenne Imperatore ed affidò la guerra a suo figlio Tito che nel 70 ottenne la vittoria assediando Gerusalemme e distruggendo il Tempio.
La guerra contro gli Ebrei della Palestina (132-134 d.C.) fu l'unica importante guerra intrapresa dall'Imperatore Adriano il cui governo fu peraltro disciplinato e efficiente nelle provincie (n.d.t.)
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