CAPITOLO IX

CAPITOLO IX
UN EBREO AGLI EBREI

Perché gli Ebrei diventano discepoli di Yeshua? Nei secoli passati il Giudaismo tradizionale poteva dare un'unica risposta: per interessi materiali. E per quegli Ebrei che già stavano bene economicamente era interpretato come un desiderio di sfuggire la loro ebraicità ed assimilarsi. Questo in realtà non spiega perché gli Ebrei del primo secolo divennero Suoi seguaci.

Siccome era intollerabile dal punto di vista rabbinico che gli Ebrei osserventi agissero per vera convinzione, erano usate altre razionalizzazioni: allontanamento dal Giudaismo o mancanza di istruzione ebraica, per esempio.

La teoria dell'allontanamento era falsa allora come lo è adesso. Gli Ebrei Messianici di oggi sono la prova pratica che sono più Ebrei che mai. L'altra spiegazione dei Rabbini che la mancanza di educazione ebraica apre la porta all'evangelismo cristiano è un altro assunto da dimostrare.

Per combattere tutto questo la strategia rabbinica è stata quella di offrire pesanti dosi di cultura ebraica. Ma la cultura ebraica senza Dio è impotente.

Lo scopo generale oggi è di infondere nei giovani Ebrei un senso più grande di orgoglio razziale. Così facendo i capi Ebrei sperano di rendere i giovani immuni all'attacco evangelico. I Rabbini non si rendono conto che l'evangelismo è rivolto a tutti coloro che non sono ancora rinati nello Spirito.

Tutti sono inclusi: Ebrei, Cattolici, Protestanti, e altri di altre confessioni. Questa strategia mostra una mancanza di comprensione quando si consideri che gli Ebrei Completati cercano fortemente di imparare di più sul loro retaggio ebraico dopo essere venuti a fare la conoscenza del Signore.

Tali spiegazioni sociologiche non convincono però. La verità è che quando si fa un'esperienza nell'ambito spirituale si può veramente trovare una risposta soddisfacente. Forse i Rabbini farebbero bene a tenere in considerazione la spiegazione offerta dagli stessi Ebrei Completati. Verrebbero a sapere che quel che sostiene ed anima questi Ebrei è il conoscere Dio.

Un sondaggio Gallup ha dato come risultato che tra i non Ebrei il 73% e in alcuni esempi l'88% crede in Dio con assoluta certezza. Mentre solo il 39% degli Ebrei intervistati ha espresso una convinzione simile. E questo dà solo una pallida idea in confronto con la totale certezza dell'esistenza di Dio che hanno tutti gli Ebrei Messianici. Per quale altra ragione un tale Ebreo sopporterebbe tante critiche e tanto ostracismo?

Le tradizionali branche del Giudaismo - Ortodosso, Riformato e Conservatore - non offrono un'esperienza veramente soddisfacente per gli Ebrei Completati. Gli Ortodossi credono in un Dio etico che ha provveduto un'istruzione letterale (senza un apparente significato). Secondo la loro teologia una persona dovrebbe fare in modo di compiere un numero di opere buone superiore a quello delle opere cattive e così raggiungere la vita eterna. Il Messianico trova che non è con le opere buone che si ottiene il paradiso e questo è anche confermato da quello che dice il profeta Isaia nel Vecchio Testamento: “... tutta la nostra giustizia non è che un sudicio straccio.”

I Riformati sono un gruppo molto più numeroso e sono più liberali. Hanno una religione di idee personali. Sebbene seguano ancora qualcosa dei rituali ortodossi, l'individuo è libero di accettare o rigettare i precetti biblici. Gli Ebrei Messianici pongono una maggiore enfasi sulle Scritture e non sui commenti alla Bibbia. Nei momenti di dolore la cultura ebraica non è di grande conforto. Si presenta come un metodo vano per ricercare l'Onnipotente.

L'Ebraismo Conservatore cerca una via di mezzo fra i due precedenti stili. Nei servizi religiosi c'è una certa modernizzazione ed anche parte delle preghiere è stata tradotta dalla lingua ebraica. In questo modo l'Ebraismo conservatore cerca di adattarsi all'ambiente. Poiché l'Ebreo Messianico ha l'esigenza di una forma di Ebraismo più aderente alla Bibbia, anche questa via di mezzo tra le altre due non lo soddisfa pienamente.

La più recente novità tra gli Ebrei è il Ricostruzionismo. Questo mette la maggior enfasi sulla comunità ebraica. Siccome quelli che vi aderiscono non hanno interesse per la religione, sono giudicati dagli Ebrei Messianici come del tutto indipendenti dal vero Giudaismo.

Le Chiese ufficiali hanno preso nota dei Nuovi Ebrei. Il significato di ciò sta proprio nel fatto che il messaggio del Nuovo Patto parla ancora a quelli cui originariamente era stato indirizzato. Un altro significato sta nel fatto che gli Ebrei credenti possono portare una nuova prospettiva in una controversia vecchia di secoli.

Come già detto, ora c'è veramente la possibilità di infrangere quel muro di separazione fra le opposte credenze (Efesini 2:14-22). Infatti sappiamo che nello Spirito non ci saranno né Ebrei né Greci (Galati 3:22-29). Sebbene questo dovrebbe portare un vantaggio per entrambi, pure si verificano ancora dei malintesi, e questo è veramente contrario all'esortazione paolina che dovrebbe essere valida per tutti e che dice che tutti fanno parte di un corpo unico (Efesini 4:3-6).

Per Paolo non c'era incoerenza alcuna ad essere parte di questo corpo e continuare ad essere Ebreo come egli era sempre stato. Paolo cercò di demolire questo muro di separazione propugnando l'idea che una persona poteva rimanere sia Ebrea che Gentile. Applicò questa idea a se stesso. Parlava di sé come un Ebreo non di un ex Ebreo (Atti 22:33). Si considerava anche un Fariseo, non un ex Fariseo (Atti 22:6). Paolo inoltre si definiva come uno di Israele (Romani 11:1). Non disse mai che egli apparteneva ad Israele solo in un tempo precedente. Nella seconda lettera ai Corinzi (11:22), questo stesso apostolo si autodefinì Ebreo, non un ex Ebreo. In ogni circostanza fece di tutto per dimostrare sia agli Ebrei che ai Gentili che si riteneva completamente parte della casa di Israele.

Senza Paolo forse i Gentili non avrebbero mai fatto la conoscenza del Messia. La Chiesa quindi dovrebbe prestare ascolto a Paolo. Egli insisteva di essere Ebreo, e cercava anche di definire il suo ruolo verso gli altri Ebrei. Disse di voler essere un Ebreo per gli Ebrei e lo fece per salvare anime (Prima lettera ai Corinzi 9:20, 10:31-33).

In quanto Ebreo egli stava cercando di portare a termine il grande comandamento di diffondere la buona novella per il mondo intero; agli Ebrei prima e anche ai Greci.

Sotto molti aspetti le chiese ufficiali non hanno adempiuto la loro missione di presentare la buona notizia del Messia al popolo Ebraico. Quando si vuole servire il Signore bisogna fare una scelta tra l'essere ben visti dagli uomini o in amicizia con Dio.

Che questa forma di Giudaismo sia nei piani del Signore è indicato dal fatto che gli Ebrei credenti sono più aperti a quel che il Signore prescrive quando si convincono che non c'è nulla di contrario a quello che i loro antenati hanno praticato come Ebrei autentici.

Più che mai oggi, gli Ebrei provano un frustrante senso di vuoto spirituale. Solo Dio può colmarlo. Specialmente in questa epoca di diffuso scetticismo, gli Ebrei sono troppo intelligenti per aderire con convinzione alla prassi di accendere candele, rispettare la tradizione e pensare che solo per questo si può colmare il vuoto di un'esistenza senza significato. Abitudini e tradizioni hanno valore, sicuramente, ma devono anche essere determinate da un desiderio di compiacere al Signore. Quando il cuore è nel giusto rapporto con Dio, allora anche la cerimonia è appropriata.

Siccome la principale tendenza dell'Ebraismo è quella di avere un Messia Ebreo, per gli Ebrei non sarà mai possibile accettare quello di un'altra chiesa già costituita. Per prima cosa è difficile persino ottenere che un Ebreo visiti una chiesa. Se mai ci mette piede, vedendo le statue, gli ornamenti, ed altri simboli, si sente alienato. Inoltre facendo parte di una minoranza dovrebbe adeguarsi alle direttive di un capo non-ebreo che potrebbe trovarsi in difficoltà nel cercare di soddisfare il suo senso di identità ebraica.

Inoltre molti Gentili non riconoscono la piena importanza delle loro radici ebraiche. Di solito tipicamente avviene che i Cristiani pieni di buone intenzioni vogliono portare i loro amici Ebrei a far parte della loro chiesa. Ma con tutta probabilità gli Ebrei non si lasciano convincere. Forse gli Ebrei sarebbero più ben disposti ad ascoltare se riuscissero a percepire che il Gentile Cristiano sta osservando un qualcosa di genuinamente ebraico. Questo sicuramente potrebbe essere un motivo allettante e non qualcosa da evitare.

Ma come possono gli Ebrei sentire la buona notizia sul Messia se non vengono informati? Per questo Dio ha creato sinagoghe Messianiche. In queste sinagoghe sia gli Ebrei che i Cristiani partecipano alle cerimonie religiose. L'Ebreo generalmente si reca più volentieri in una congregazione Messianica che in una chiesa. L'ambiente gli è più familiare e può vedere delle cerimonie a cui partecipano molti Ebrei.

Entrambe le parole “chiesa” e “sinagoga” significano semplicemente congregazione, raggruppamento allo scopo di venerare. Se poi l'oggetto della venerazione è Dio, questa è una questione personale. Quel che è di suprema importanza è lo stimolo, l'esigenza di prendere parte alle cerimonie.

Poiché gli Ebrei di solito frequentano le sinagoghe, l'atmosfera della sinagoga Messianica è a loro più familiare e diventa più facilmente credibile per loro che è veramente una cosa ebraica quella di accettare le dottrine bibliche del Nuovo Testamento. Poiché la croce è stata il simbolo delle persecuzioni degli Ebrei da tempi lontanissimi, le sinagoghe Messianiche hanno deciso di non far mostra della croce. Invece di farne un motivo di dissenso, le sinagoghe Messianiche espongono simboli e decorazioni che sono più familiari agli Ebrei e scritturalmente corretti. In questo modo molto del disagio può essere eliminato.

Una volta eliminato il problema degli ornamenti, la funzione segue quelle parti della cerimonia ebraica che ha una base scritturale. In queste funzioni in effetti viene reso l'omaggio a chi è dovuto, come vuole la tradizione. Sebbene possa essere un po' abbreviata si attiene senza variazioni alle molte tradizioni del Vecchio Testamento spiegandone il loro alto significato. Poiché chiaramente sono Ebrei i capi di queste congregazioni Messianiche, e le tradizioni e le cerimonie sono rispettate, qui gli Ebrei hanno la facoltà di rivolgere la loro attenzione alle questioni importanti. Finalmente le varie dottrine delle Scritture possono venire soppesate con una maggiore larghezza di vedute invece di assumere che sono concetti Gentili. Se c'è qualche aspetto della Bibbia da analizzare e criticare con equanimità, lo si fa al lume della logica e ogni cosa viene considerata con un senso dei valori senza perdersi in questioni superficiali che distraggono.

A chi osserva anche per una sola volta queste cerimonie, non sfugge che è presente lo Spirito di Dio e il Suo amore. È in questo sfondo che Ebrei e Gentili insieme fanno le lodi dello stesso unico Dio di cui si sentono figli. Dopo aver accettato il Messia Yeshua, l'individuo viene incoraggiato a frequentare regolarmente una congregazione in cui si venera lo Spirito di Dio, che sia una sinagoga tradizionale o una chiesa o una congregazione Messianica, non ha importanza, purché sia realmente spirituale. Prima che chiunque giunga subito ad una conclusione nel formulare un giudizio sulla congregazione, è opportuno che si compia una visita (o anche più visite) per vedere se veramente c'è uno spirito di grazia e di supplica al Signore che possa soddisfare l'Ebreo come il non Ebreo.

Il Nuovo Testamento fa riferimento a “sinagoghe di Satana” (Apocalisse 2:9, 3:9). Ma ciò non vuol dire che non è possibile lodare e glorificare Dio anche nelle sinagoghe. Il Messia e i suoi discepoli, per esempio, frequentavano la sinagoga (tempio). Quelli che considerano le sinagoghe come dei luoghi di perdizione dovrebbero ricordare che il termine era usato comunemente prima che entrasse in uso il termine “chiesa” che è di origine greca. (Nelle lingue originali i due termini sono equivalenti).

Nel vangelo di Luca al capitolo 7:2-5, si parla di quel centurione romano che era tenuto in grande stima dai primi seguaci del Messia, perché aveva costruito una sinagoga per loro. Anche Yeshua dimostrò di avere un sentimento simile di stima e di gratitudine per questo centurione perché non si risparmiò di andare a casa di lui a far visita ad un suo servo malato, con lo scopo di sanarlo. Yeshua non era scontento del fatto che il centurione romano avesse costruito una sinagoga invece di una chiesa. Anzi ciò era un punto di merito per il centurione. Le Scritture affermano chiaramente che il centurione era un uomo di fede. Egli mandò i suoi amici al Messia perché Egli potesse evitare il viaggio. Il centurione disse che lui comprendeva l'autorità e per ciò sapeva che Yeshua non doveva essere presente fisicamente, ma poteva guarire anche a distanza. Era forse questo centurione una persona malvagia? Niente affatto! O forse Yeshua trovò qualche colpa da imputargli perché aveva costruito una sinagoga invece di una chiesa? Certamente no! Questo centurione è passato alla storia come uno dei più fedeli in tutto Israele (Matteo 8:10).

Oggi il mondo ha bisogno di persone come questo centurione. Partecipare alla costruzione di sinagoghe non solo mostrava un desiderio di aiutare gli Ebrei, ma anche un atto di gran fede. Oggi si può vedere che da un piccolissimo seme come quello della senape, che cresce fino a diventare una pianta di notevoli dimensioni, stanno crescendo nella fede numerose congregazioni Messianiche, che riusciranno a chiarire un equivoco di 2000 anni.

Soprattutto va compreso che le congregazioni Messianiche sono parte del corpo del Messia. Ma sappiamo bene che non tutto il corpo funziona nello stesso modo. Come gli occhi servono per vedere e le orecchie per sentire, così il Signore ha dato agli Ebrei un desiderio di morire Ebrei quando nascono tali. Nelle congregazioni Messianiche nessuno vuole togliere loro questo diritto.

Quando il Messia veniva chiamato “Giudeo”, che è considerato nella nostra cultura un termine piuttosto dispregiativo senza alcun motivo, come ad esempio fece la donna Samaritana rivolgendosi a Lui, nel capitolo 4:2-22 del vangelo di Giovanni, Egli non reagì negandolo o rifiutando l'appellativo. Per quei tempi designava semplicemente la provenienza geografica e ovviamente non era dato nessun altro significato all'espressione. Per quanto poi riguarda la sua appartenenza alla casa di Israele anche la sua genealogia era ben nota e non ha mai rinnegato il fatto di appartenere alla dinastia di Davide. Gesù era Ebreo e morì Ebreo. Perché allora, se il Messia frequentava la sinagoga, non permettere a chiunque di frequentarle? E frequentarle naturalmente anche per celebrare le festività ebraiche. Il Signore aveva infatti dato istruzioni precise al suo popolo; aveva detto che la Pasqua, Shavu 'ot, Succot, Purìm,  Kippùr, Rosh Hashana, dovevano essere ricordate e celebrate per sempre. Non disse di celebrarle solo fino al tempo del Nuovo Patto. Il Signore aveva detto per sempre.